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2/1/2009 Nel nostro partito politico manteniamo le promesse.
Solo gli imbecilli possono credere che
non lotteremo contro la corruzione.
Perché se c'è qualcosa di sicuro per noi è che
l'onestà e la trasparenza sono fondamentali
per raggiungere i nostri ideali.
Dimostreremo che è una grande stupidità credere che
la mafia continuerà a far parte del nostro governo come in passato
Assicuriamo senza dubbio che
la giustizia sociale sarà il fine principale del nostro mandato.
Nonostante questo, c'è gente stupida che ancora pensa che
si possa continuare a governare con i trucchi della vecchia politica.
Quando assumeremo il potere, faremo il possibile affinché
finiscano le situazioni di privilegio.
Non permetteremo in nessun modo che
i nostri bambini muoiano di fame.
Compiremo i nostri propositi nonostante
le risorse economiche siano esaurite.
Eserciteremo il potere fino a che
Si capisca da ora che
Siamo il partito di FORZA ITALIA, la nuova politica
ORA PROVATE A RILEGGERE PARTENDO DAL BASSO 1/20/2009 Questa è la storia di quattro individui: Ognuno, Qualcuno, Chiunque e
Nessuno. Bisognava fare un lavoro importante e si chiese a Ognuno di
occuparsene. Ognuno si assicurò che Qualcuno lo facesse. Chiunque
avrebbe potuto occuparsene, ma Nessuno non fece mai niente. Qualcuno
s'arrabbiò perché considerava che per questo lavoro Ognuno fosse
responsabile. Ognuno credeva che Chiunque potesse farlo, ma Nessuno mai
si rese conto che Ognuno non avrebbe fatto niente. Alla fine Ognuno
rimproverò Qualcuno per il fatto che Nessuno non fece mai quello che
Chiunque avrebbe dovuto fare... (Anonimo) 1/17/2009 FINI
Il Presidente della Camera Gianfranco Fini ha telefonato al presidente
della Rai Claudio Petruccioli e nel corso del colloquio ha affermato
che nella trasmissione 'Annozero' di ieri sera ''e' stato superato il
livello di decenza''. [ANSA 12:31; 16 Gennaio 2009]
SANTORO
In un paese normale il livello
della decenza lo supera un Presidente della Camera che, travalicando i
suoi compiti istituzionali, interviene per richiedere una censura nei
confronti di un giornalista che sta compiendo il suo dovere di
informare l’opinione pubblica.
Michele Santoro
LA LEGGE
La determinazione dell'indirizzo generale e l'esercizio della vigilanza
dei servizi radiotelevisivi competono alla Commissione parlamentare di
vigilanza sul servizio pubblico radiotelevisivo.
Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perchè rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto, perchè mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato, perchè mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente, perchè non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me e non c'era rimasto nessuno a protestare...
Martin Niemöller
10/30/2008 Caschi, passamontagna e bastoni. E quando
passa Cossiga
un anziano docente urla: "Contento ora?"
Un camion carico di spranghe
e in piazza Navona è stato il caos
La rabbia di una prof: quelli picchiavano e
gli agenti zitti
di CURZIO MALTESE
AVEVA l'aria di una mattina tranquilla nel centro di Roma. Nulla a che
vedere con gli anni Settanta. Negozi aperti, comitive di turisti, il
mercatino di Campo dè Fiori colmo di gente. Certo, c'era la
manifestazione degli studenti a bloccare il traffico. "Ma ormai siamo
abituati, va avanti da due settimane" sospira un vigile. Alle 11 si
sentono le urla, in pochi minuti un'onda di ragazzini in fuga da Piazza
Navona invade le bancarelle di Campo dè Fiori. Sono piccoli,
quattordici anni al massimo, spaventati, paonazzi.
Davanti al Senato è partita la prima carica degli studenti di destra.
Sono arrivati con un camion carico di spranghe e bastoni,
misteriosamente ignorato dai cordoni di polizia. Si sono messi alla
testa del corteo, menando cinghiate e bastonate intorno. Circondano un
ragazzino di tredici o quattordici anni e lo riempiono di mazzate. La
polizia, a due passi, non si muove.
Sono una sessantina, hanno caschi e passamontagna, lunghi e grossi
bastoni, spesso manici di picconi, ricoperti di adesivo nero e avvolti
nei tricolori. Urlano "Duce, duce". "La scuola è bonificata". Dicono di
essere studenti del Blocco Studentesco, un piccolo movimento di destra.
Hanno fra i venti e i trent'anni, ma quello che ha l'aria di essere il
capo è uno sulla quarantina, con un berretto da baseball. Sono ben
organizzati, da gruppo paramilitare, attaccano a ondate. Un'altra
carica colpisce un gruppo di liceali del Virgilio, del liceo artistico
De Chirico e dell'università di Roma Tre. Un ragazzino di un istituto
tecnico, Alessandro, viene colpito alla testa, cade e gli tirano calci.
"Basta, basta, andiamo dalla polizia!" dicono le professoresse.
Seguo il drappello che si dirige davanti al Senato e incontra il
funzionario capo. "Non potete stare fermi mentre picchiano i miei
studenti!" protesta una signora coi capelli bianchi. Una studentessa
alza la voce: "E ditelo che li proteggete, che volete gli scontri!". Il
funzionario urla: "Impara l'educazione, bambina!". La professoressa
incalza: "Fate il vostro mestiere, fermate i violenti". Risposta del
funzionario: "Ma quelli che fanno violenza sono quelli di sinistra".
C'è un'insurrezione del drappello: "Di sinistra? Con le svastiche?". La
professoressa coi capelli bianchi esibisce un grande crocifisso che
porta al collo: "Io sono cattolica. Insegno da 32 anni e non ho mai
visto un'azione di violenza da parte dei miei studenti. C'è gente con
le spranghe che picchia ragazzi indifesi. Che c'entra se sono di destra
o di sinistra? È un reato e voi dovete intervenire" .
Il funzionario nel frattempo ha adocchiato una telecamera e il
taccuino: "Io non ho mai detto: quelli sono di sinistra". Monica,
studentessa di Roma Tre: "Ma l'hanno appena sentito tutti! Chi crede
d'essere, Berlusconi?". "Lo vede come rispondono?" mi dice Laura, di
Economia. "Vogliono fare passare l'equazione studenti uguali facinorosi
di sinistra". La professoressa si chiama Rosa Raciti, insegna al liceo
artistico De Chirico, è angosciata: "Mi sento responsabile. Non volevo
venire, poi gli studenti mi hanno chiesto di accompagnarli. Massì, ho
detto scherzando, che voi non sapete nemmeno dov'è il Senato. Mi
sembravano una buona cosa, finalmente parlano di problemi seri. Molti
non erano mai stati in una manifestazione, mi sembrava un battesimo
civile. Altro che civile! Era stato un corteo allegro, pacifico, finché
non sono arrivati quelli con i caschi e i bastoni. Sotto gli occhi
della polizia. Una cosa da far vomitare. Dovete scriverlo. Anche se,
dico la verità, se non l'avessi visto, ma soltanto letto sul giornale,
non ci avrei mai creduto".
Alle undici e tre quarti partono altre urla davanti al Senato. Sta
uscendo Francesco Cossiga. "È contento, eh?" gli urla in faccia un
anziano professore. Lunedì scorso, il presidente emerito aveva dato la
linea, in un intervista al Quotidiano Nazionale: "Maroni dovrebbe fare
quel che feci io quand'ero ministro dell'Interno (...) Infiltrare il
movimento con agenti pronti a tutto, e lasciare che per una decina di
giorni i manifestanti devastino le città. Dopo di che, forti del
consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà
sovrastare quello delle auto della polizia. Le forze dell'ordine
dovrebbero massacrare i manifestanti senza pietà e mandarli tutti
all'ospedale. Picchiare a sangue, tutti, anche i docenti che li
fomentano. Magari non gli anziani, ma le maestre ragazzine sì".
È quasi mezzogiorno, una ventina di caschi neri rimane isolata dagli
altri, negli scontri. Per riunirsi ai camerati compie un'azione
singolare, esce dal lato di piazza Navona, attraversa bastoni alla mano
il cordone di polizia, indisturbato, e rientra in piazza da via
Agonale. Decido di seguirli ma vengo fermato da un poliziotto. "Lei
dove va?". Realizzo di essere sprovvisto di spranga, quindi sospetto.
Mentre controlla il tesserino da giornalista, osservo che sono appena
passati in venti. La battuta del poliziotto è memorabile: "Non li
abbiamo notati".
Dal gruppo dei funzionari parte un segnale. Un poliziotto fa a un
altro: "Arrivano quei pezzi di merda di comunisti!". L'altro risponde:
"Allora si va in piazza a proteggere i nostri?". "Sì, ma non subito".
Passa il vice questore: "Poche chiacchiere, giù le visiere!". Calano le
visiere e aspettano. Cinque minuti. Cinque minuti in cui in piazza
accade il finimondo. Un gruppo di quattrocento di sinistra, misto di
studenti della Sapienza e gente dei centri sociali, irrompe in piazza
Navona e si dirige contro il manipolo di Blocco Studentesco,
concentrato in fondo alla piazza. Nel percorso prendono le sedie e i
tavolini dei bar, che abbassano le saracinesche, e li scagliano contro
quelli di destra.
Soltanto a questo punto, dopo cinque minuti di botte, e cinque minuti
di scontri non sono pochi, s'affaccia la polizia. Fa cordone intorno ai
sessanta di Blocco Studentesco, respinge l'assalto degli studenti di
sinistra. Alla fine ferma una quindicina di neofascisti, che stavano
riprendendo a sprangare i ragazzi a tiro. Un gruppo di studenti
s'avvicina ai poliziotti per chiedere ragione dello strano
comportamento. Hanno le braccia alzate, non hanno né caschi né
bottiglie. Il primo studente, Stefano, uno dell'Onda di scienze
politiche, viene colpito con una manganellata alla nuca (finirà in
ospedale) e la pacifica protesta si ritrae.
A mezzogiorno e mezzo sul campo di battaglia sono
rimasti due ragazzini
con la testa fra le mani, sporche di sangue, sedie sfasciate, un
tavolino zoppo e un grande Pinocchio di legno senza più una gamba,
preso dalla vetrina di un negozio di giocattoli e usato come arma.
Duccio, uno studente di Fisica che ho conosciuto all'occupazione,
s'aggira teso alla ricerca del fratello più piccolo. "Mi sa che è
finita, oggi è finita. E se non oggi, domani. Hai voglia a organizzare
proteste pacifiche, a farti venire idee, le lezioni in piazza, le
fiaccolate, i sit in da figli dei fiori. Hai voglia a rifiutare le
strumentalizzazioni politiche, a voler ragionare sulle cose concrete.
Da stasera ai telegiornali si parlerà soltanto degli incidenti, giorno
dopo giorno passerà l'idea che comunque gli studenti vogliono il
casino. È il metodo Cossiga. Ci stanno fottendo".
(30
ottobre 2008) Classifica Serie A, Stagione 2008/2009, 9a Giornata10/27/2008 Classifica Serie A, Stagione 2008/2009, 8a Giornata
9/19/2008 Stamattina mi sono svegliato come se avessi fatto un gran bel sogno durante la notte... ...poi ho acceso il pc e mi sono accorto che non si trattava di un sogno: ieri sera ero davvero in Curva B, l a squadra in maglia rossa era davvero il Benfica, e il grande NAPOLI ha davvero vinto 3-2! E' la stessa squadra che solo 3 anni fa giocava in serie c, contro i vari lanciano, manfredonia e sassari torres... ...e questa squadra ha fatto in modo che il Benfica diventasse una squadretta piccola piccola! E' stato uno spettacolo indescrivibile, quasi piangevo dall'emozione e dalla gioia! GRAZIE NAPOLI! GRAZIE DI CUORE!
9/17/2008 "Non bisogna" il vecchio disse, "piangere per loro". "Non bisogna piangere?" disse Berta. "No figliola. Non del sangue che oggi e' sparso". "Non dell'offesa? Non del dolore?" "Se piangiamo accettiamo. Non bisogna accettare". "Gli uomini sono uccisi e non bisogna piangere?" "Certo che no! Che facciamo se piangiamo? Rendiamo inutile ogni cosa che e' stata". [...] "Ma che dobbiamo fare?" "Oh!" il vecchio rispose "Dobbiamo imparare". "Imparare dai morti?" "Si capisce. Da chi si puo' imparare se non da loro? Loro soltanto insegnano". "Imparare che cosa?" chiese Berta. "Cos'e' che insegnano?". "Quello per cui" il vecchio disse "sono morti". Elio Vittorini 6/7/2008
Napoli è solo la punta dell’iceberg. L’Italia è una
penisola attraversata da montagne di spazzatura, ingentilita da pianure
di rifiuti tossici, percorsa da fiumi di liquidi nocivi e circondata da
un mare di merda. Napoli è ovunque. Discariche
abusive, puzze insopportabili, carogne a cielo aperto, veleni sversati
nei campi sono una caratteristica del paesaggio italiano. E’
sufficiente un giro in bicicletta fuori porta per
scoprire i nuovi tesori. Una macchina fotografica, una mascherina
contro gli odori pestilenziali. Tutti possiamo diventare cercatori di
monnezza. Napoli non è sola. Napoli è ovunque ci sia un’amministrazione pubblica corrotta. Un partito che usa il voto di scambio
per gonfiare le assunzioni nelle società di raccolta dei rifiuti.
Ovunque sia presente un’azienda che paga dei criminali per buttare le scorie nei campi,
mescolati con la terra fertile. Napoli è ovunque i cittadini si voltino
dall’altra parte per paura, per indifferenza o per mancanza dello
Stato. Ovunque ci sia un sindaco, un assessore, un parlamentare che si
faccia eleggere grazie alle tangenti sui rifiuti o alla contiguità con
le ecomafie. La spazzatura è il simbolo della seconda Repubblica. L’ultimo e più lucroso business dei partiti. Il pozzo nero di San Patrizio delle concessionarie dello Stato,
delle municipalizzate ripiene di funzionari di partito quotate in
Borsa. I partiti sono la vera piovra. Si sono divorati il sistema
industriale italiano. Gli rimane il business degli inceneritori e delle
discariche. Napoli è a Castellamonte, nel verde Canavese,
con sindaci, dirigenti e impiegati dell’ASA, azienda per il servizio di
raccolta e smaltimento rifiuti, finiti sotto inchiesta o agli arresti
domiciliari. La Procura li accusa di aver disperso e mescolato i
rifiuti in terreni agricoli o stoccati in discariche abusive. Napoli è
in Piemonte dove, prima dell’esito dell’inchiesta: “I
sindaci sono schierati al fianco degli indagati” e: “I lavoratori sono
solidali con i vertici”. Napoli è in Lombardia, nelle discariche di Gorla Maggiore e di Olgiate. Nell’inchiesta Monnezza Connection.
I rifiuti provenienti dal Sud invece di essere trattati erano mescolati
con scarti industriali, tramutati nelle carte in rifiuti non pericolosi
e spediti a Grottaglie in provincia di Taranto. Napoli è nei cinquecentomila metri cubi di spazzatura in una discarica abusiva in Puglia che ha inquinato il fiume Cervaro. Napoli è nel degrado del Parco dell’Etna dove, più che la natura, sono protette le discariche abusive, con un degrado spaventoso. Basterebbero poche parole per cambiare tutto: “Raccolta differenziata” e “La spazzatura è una risorsa”. La peste è intorno a noi. Napoli può essere la tua terra, il tuo assessore, il tuo sindaco, il tuo partito. Un’epidemia trasmessa dall’indifferenza. da beppegrillo.it
5/18/2008 RAGAZZI, ISCRIVETEVI AL GRUPPO... BASTA CLICCARE SUL LOGO E MANDARE UNA MAIL, ANCHE VUOTA... ORGANIZZIAMOCI, FACCIAMO GIRARE LA VOCE, E RIBELLIAMOCI ALL'INFORMAZIONE IMBAVAGLIATA CHE CI IMPONE IL GOVERNO ITALIANO!
5/13/2008 A proposito della bufera esplosa in conseguenza delle parole di
Travaglio da Fazio, mi viene in mente un commento di Gianni Rodari, col
quale il poeta apre un suo testo:
"Le parole sono come pietre. - dice - Lanciate nello stagno producono
cerchi concentrici che s'allontanano dai tonfi allargandosi fino alla
riva. Quelle pietre hanno spaventato gli uccelli e i pesci che
schizzano via... nessuno si cura delle rane e delle carpe colpite dai
sassi. La parola muove l'acqua, creando scompiglio e sgomento. Se ne
approfittano alcuni passanti che raccolgono veloci rane e pesci che
galleggiano storditi."
Assomiglia un po' al cataclisma innescato da Travaglio l'altro giorno a 'Che tempo che fa'.
I commenti tratti da un libro scritto da Marco insieme a Peter Gomez ed
edito un mese fa, hanno sdegnato ed anche sconvolto gli inquilini dello
stagno. Perfino alcuni pesci rossi, in verità un po' sbiaditi, sono
letteralmente guizzati fuori dall'acqua in una danza d'indignazione!
Ma che suono avevano quelle parole lanciate nella calma gora? E'
semplice....ricordavano amicizie e frequentazioni ambigue fra l'appena
eletto Presidente del Senato, Renato Schifani, e alcuni figuri di capi
cosca mafiosi. Ma attenti: lo Schifani (strana onomatopeica di un nome)
non s'è gettato furente insieme ai suoi numerosi sostenitori contro il
libro di prevedibile enorme tiratura, ma contro le parole dette
attraverso un mezzo - la televisione - che normalmente si occupa di
giochi per famiglie, concorsi fra giovani disposti a esibire cosce e
glutei, telegiornali disinformanti, vacui e noiosi.... Sta qui lo
scandalo! In quella stessa acqua incolore, le pietre scagliate hanno
prodotto un'eco insopportabile.
Tant'è che Renzo Lusetti della Margherita, partito Democratico, ha
urlato: "....il direttore generale Rai, Cappon, deve prendere
provvedimenti concreti, cioè a dire sanzioni, interdizioni dal
video...." E poi aggiunge disperato "Purtroppo la Rai non si decide
mai".
S'indigna Luigi Bobba del Pd: "La televisione che fa Santoro con
Travaglio è come un format (cioè a dire roba tipo Grande Fratello):
essa estremizza solo un punto di vista (cioè 'Chi è quel mafioso? Che
ci fa Schifani con lui?') Si vuole dimostrare una tesi, poi si monta il
materiale. Risultato: danni anche politici."
Bella questa del format! Cioè chi preconfeziona un discorso e lo avalla con delle prove è un indegno mestatore!
Da cui si evince che tutti i grandi scrittori, poeti, registi di questo
mondo sono manipolatori infami, furbacchioni abietti.... a partire da
Dante, che scriveva pure in rima!
E' un esercito di protestatori offesi da sinistra al centrosinistra, a
destra un po' a sinistra, a destra senza sinistra fino ai fasci
littorio ante litteram.
Infatti alle parole di Travaglio s'è indignato perfino Ciarrapico:
cinque processi, cinque condanne, oggi senatore del Popolo delle
Libertà.
Ma attenti, non c'è di che farci troppo sollazzo satirico. Questo
schizzare di indignati prelude a un'azione questa volta sì
preconfezionata e terribile. Bipartisan.
Finalmente destra e sinistra si ritrovano coinvolte dentro a una
medesima cultura: quella dell'insofferenza verso la satira e la
denuncia di ogni illecito.
Qui fate attenzione, non si tratta di occasionali esternazioni prodotte
da un fastidioso ronzare contestatorio.... Qui, per la prima volta,
dentro tutto o quasi l'arco politico del nostro Paese si è deciso di
imporre il silenzio, la pace dello spirito e soprattutto delle idee.
"Basta con l'antipolitica" come ripetono gli eletti dello stagno e le
rane sopravvissute all'ultimo conflitto "eliminiamo i mestatori".
Come dice la canzone: "Silenzio. Zitti e basta di gracchiare!" Si
chiude. Piantatela con le denunce non controllate, le inchieste sopra
le costruzioni abusive, le accuse di appalti truccati, con concorsi
dove i vincenti sono già stabiliti. Smettiamola di eccitare gli animi,
soprattutto le menti dei giovani e dei pensionati, a costo di annullare
qualche garanzia di libertà e persino di democrazia.
In poche parole, interriamo lo stagno. Sabbia, per favore! Via le rane,
pesci e uccelli. Guai a chi gracchia e rompe il silenzio di chi governa
unito.
DARIO FO
Ecco i video dell'intervento di Marco Travaglio a "Che tempo che fa".....
Parte 1/3 Parte 2/3 Parte 3/3
4/15/2008 Come tutti sapete, i risultati di questa tornata elettorale 2008 hanno visto la vittoria del re di Arcore... Questa cosa mi turba molto...e non tanto per la vittoria in sè, ma perchè se ha fatto quello che voleva nello scorso mandato, figuriamoci ora: IL SUO GOVERNO NON AVRA' UNA "VERA OPPOSIZIONE" !Ebbene si..nel parlameto della nuova Monarchia Consituzionale Italiana non ci sarà la sinistra! Ammesso che gli estinti erano La Vera Sinstra Italiana, ora che non sono più presenti in parlamento tutto sarà più facile. Il nostro Nuovo Duce avrà larga maggioranza in entrambe le camere, avrà le sue reti televisive private, deciderà il CdA di quelle "pubbliche", avrà i giornali, compresi quelli del nero Ciarrapico. Tutti sanno che i regimi oltre al potere politico devono disporre anche di quello mediatico... Il Popolo della Libertà ha tutti gli ingredienti di cui necessita un REGIME. Spero tanto di sbagliarmi. Spero che l'Italia possa cabiare. Spero gli italiani possano cambiare. Spero che la politica possa cambiare. Spero che le ie speranza nn mi abbandonino...
3/22/2008 Metti tre giorni a Bolzaneto. Metti una caserma in collina, all’ingresso di Genova. Metti Fini, vice presidente del Consiglio, in cabina di regia. Nella sala operativa della questura. Metti Castelli, ministro della Giustizia, in visita guidata
notturna alla caserma. Metti che veda ragazzi nella posizione del
cigno. Gambe divaricate, braccia al muro. Metti che dopo vada a dormire. Metti la polizia che tortura ragazzi e ragazze inermi.
Italiani e stranieri. Metti braccia spezzate, denti spaccati, mandibole
rotte. Metti donne costrette a spogliarsi di fronte ai poliziotti.
Metti minacce di stupro. Metti manganelli in mezzo alle gambe. Metti
detenuti costretti a gridare: “Che Guevara figlio di una puttana”.
Metti persone inermi a terra. Metti costole rotte a calci. Metti teste spaccate. Metti gente terrorizzata, senza sonno, senza cibo. Metti politici italiani che propongono la moratoria per la pena di morte. Metti la Bonino e D’Alema contenti come dei bambini. Metti l’Italia che non ha ratificato dopo ventuno anni la convenzione dell’ONU che vieta la tortura. Metti un’Italia in cui non è punibile il reato di tortura. Metti i torturatori di Bolzaneto accusati solo di abuso di ufficio.
Metti l’abuso di ufficio prescritto nel 2009. Metti l’Europa che ci
considera una nazione di buffoni, di neo fascisti e di post comunisti. Metti Berlusconi e Fini che fanno un nuovo G8 ad Arcore.
Metti cittadini, molti cittadini, che vogliono partecipare. Metti il
reato di tortura non ancora introdotto in Italia. Metti Castelli
svegliato nel cuore della notte per controllare. Metti i responsabili politici dei fatti di Bolzaneto puniti dalla legge. Metti il Parlamento che introduce il reato di tortura. Metti un treno di mezzanotte che ci porta lontano, in un paese civile. Un’aria leggera dal finestrino aperto.
da beppegrillo.it
3/13/2008 Non avrai altro Dio all'infuori di me,
spesso mi ha fatto pensare:
genti diverse venute dall'est
dicevan che in fondo era uguale.
Credevano a un altro diverso da te
e non mi hanno fatto del male.
Credevano a un altro diverso da te
e non mi hanno fatto del male.
Non nominare il nome di Dio,
non nominarlo invano.
Con un coltello piantato nel fianco
gridai la mia pena e il suo nome:
ma forse era stanco, forse troppo occupato,
e non ascoltò il mio dolore.
Ma forse era stanco, forse troppo lontano,
davvero lo nominai invano.
Onora il padre, onora la madre
e onora anche il loro bastone,
bacia la mano che ruppe il tuo naso
perché le chiedevi un boccone:
quando a mio padre si fermò il cuore
non ho provato dolore.
Quanto a mio padre si fermò il cuore
non ho provato dolore.
Ricorda di santificare le feste.
Facile per noi ladroni
entrare nei templi che rigurgitan salmi
di schiavi e dei loro padroni
senza finire legati agli altari
sgozzati come animali.
Senza finire legati agli altari
sgozzati come animali.
Il quinto dice non devi rubare
e forse io l'ho rispettato
vuotando, in silenzio, le tasche già gonfie
di quelli che avevan rubato:
ma io, senza legge, rubai in nome mio,
quegli altri nel nome di Dio.
Ma io, senza legge, rubai in nome mio,
quegli altri nel nome di Dio.
Non commettere atti che non siano puri
cioè non disperdere il seme.
Feconda una donna ogni volta che l'ami
così sarai uomo di fede:
Poi la voglia svanisce e il figlio rimane
e tanti ne uccide la fame.
Io, forse, ho confuso il piacere e l'amore:
ma non ho creato dolore.
Il settimo dice non ammazzare
se del cielo vuoi essere degno.
Guardatela oggi, questa legge di Dio,
tre volte inchiodata nel legno:
guardate la fine di quel nazzareno
e un ladro non muore di meno.
Guardate la fine di quel nazzareno
e un ladro non muore di meno.
Non dire falsa testimonianza
e aiutali a uccidere un uomo.
Lo sanno a memoria il diritto divino,
e scordano sempre il perdono:
ho spergiurato su Dio e sul mio onore
e no, non ne provo dolore.
Ho spergiurato su Dio e sul mio onore
e no, non ne provo dolore.
Non desiderare la roba degli altri
non desiderarne la sposa.
Ditelo a quelli, chiedetelo ai pochi
che hanno una donna e qualcosa:
nei letti degli altri già caldi d'amore
non ho provato dolore.
L'invidia di ieri non è già finita:
stasera vi invidio la vita.
Ma adesso che viene la sera ed il buio
mi toglie il dolore dagli occhi
e scivola il sole al di là delle dune
a violentare altre notti:
io nel vedere quest'uomo che muore,
madre, io provo dolore.
Nella pietà che non cede al rancore,
madre, ho imparato l'amore.
3/5/2008 Un monello de Favriano se svejò quella mattina prese carta e penna in mano e spedì 'sta letterina
"Caro Babbo de Natale, che me porti i regaletti, 'na richiesta 'n po' speciale spero che me la permetti.
'St'anno non me portà gnente non me posso lamentà ma 'na cosa veramente te la vojo domannà
Tu non è che c'hai un minuto, a riuscicce entro l'inverno, per levacce quel cornuto che sta a capo del governo?
Questo qui sta a fa un macello ogni giorno ne fa una Me l'ha detto anche il bidello : pare che porta sfortuna.
Teremoti, teroristi, chiude fabbriche a rumore, magistrati comunisti forse er Milan tricolore !
Babbo mio è disoccupato e ce soffre per davero. Quello lì j'ha consijato de trovà lavoro in nero
Pe' le Fiat la soluzione l'ha trovata prontamente: "Basta de cambiaje er nome che se vende come gnente"
Se c'hai spazio 'nta la slitta, se la renna je la fa, porta via tutta la ditta che c'ha messo a comannà
Mica tocca che l'ammazzi ! Basta che li porti via, che se resta qui so' cazzi : sta a accoppà l'economia !
Mo te s piego come fa: 'nta du' sacchi belli grossi metti Fini e anche Saccà Fede, Buttiglione e Bossi
e non te scordà Tremonti co' Gasparri pe' 'na svista. Uno che non sa fa i conti, l'artro che è 'n mezzo fascista
Tu che voi bene ai monelli e che c'hai 'na certa età Ficca su pure a Rutelli: Cicciobello ce l'ho già.
Poi li manni tutti insieme 'nta la neve co' le pale. E' na cosa che me preme. Se pò fa già pe' Natale?"
Dopo che passò la festa e finì la cerimonia giunse al piccolo 'na busta scritta da "FORZA LAPPONIA"
Er monello ansiosamente ce se mise a legge fitto. Co' quel tipo de mittente chissà che ce stava scritto !
"Giovanotto mi consenta, ricevetti la sua lista: con la sua fan centotrenta dal sentore comunista.
Come lei sa certamente vesto rosso e son barbone, ma il mio voto di recente non lo do a Rifondazione.
Già nell'anno che è venturo muterò molto d'aspetto. Ben rasato di sicuro cravattina e doppiopetto.
D'ora in poi per il Natale scriva a "Daddy Christmas spa" che la sede mia fiscale l'ho spostata a Panamà.
Non mi faccia il disfattista poichè Silvio, il cavaliere, è da un po' nostro azionista: ci finanzia che è un piacere.
La sua lettera è nemica, rema contro senza tregua. La minaccia bolscevica che giammai mi si dilegua.
Per le sue strane richieste e i commenti esacerbati nelle sue prossime feste si rivolga a Cofferati
Se non vota Berlusconi o Alleanza Nazionale porterò solo carboni. Non più suo, Babbo Natale"
Er munello col magone pensò "Porca la puttana, s'è venduto anche er ciccione. Famme scrive a la Befana..."
L'ho trovata su internet....non so chi sia l'autore,ma nel caso si trovasse a passare x il mio blog gli faccio i miei complimenti!
Ovviamente è un po' vecchiotta, dato che il nano non è più il presidente del consiglio... ...ma ho deciso di pubblicarla sul mio blog cercando di lanciare un messaggio agli italiani: SBAGLIARE E' UMANO, PERSEVERARE E' DIABOLICO! Per cui vi invito a rispolverare la memoria, affinchè il 13 e il 14 Aprile facciate la scelta giusta! Ps: e intanto vi linko un mio vecchio intervento, così avrete una colonna sonora per questa campagna elettorale! COLONNA SONORA ELEZIONI POLITICHE 2008 3/2/2008 "Se aumentiamo gradualmente il carico di una nave, possiamo anche cercare di distribuirlo in modo ottimale. Ma ad un certo punto la nave affonderà, anche se avremo la consolazione di un affondamento ottimale"...
Hermann Daly Economista della sostenibilità
2/28/2008 Bambine che si vendono sui marciapiedi.
Bambini con la mano tesa al semaforo.
Cani abbandonati.
Uomini con le tette che si esibiscono sotto i lampioni.
Uomini senza palle che vendono droga all'angolo.
Bambini nei cassonetti e immondizie per la strada.
Scippi, rapine e risse.
Ragazzini che fumano e sputano sui muri.
Vestiti tutti uguali e pensieri tutti uguali.
Ubriaconi alla guida che vanno a tutta birra.
Pensavo che lavando il parabrezza della mia auto tutto questo sarebbe sparito.
Arthur Rimbaud
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